|
|
|
ULTIME DALLA RETE
di
B.Stazi
| Carta
ID elettronica, italiani digitali |
| Parte
la seconda fase di sviluppo della Carta e il ministro
all'Innovazione Lucio Stanca parla di maggiore sicurezza e
di opportunità moltiplicate per cittadini, Pubblica
Amministrazione e imprese. Nel 2003 la terza fase |
|
31/07/02
- News -
Roma - Partita la seconda fase della sperimentazione e della
diffusione della Carta di identità elettronica che andrà
progressivamente a sostituire quella tradizionale
introducendo una quantità di novità nella destinazione
d'uso e nei dati che contiene. Entusiasta alla presentazione
della seconda fase il ministro all'Innovazione Lucio Stanca,
secondo cui la Card rappresenta una svolta epocale ed è un
"documento di identità infinitamente più
sicuro".
"Con la nuova carta - ha
sottolineato infatti Stanca - la privacy del cittadino puo'
essere tutelata molto più efficacemente che con quella
tradizionale, alla quale basta sostituire la fotografia ed
accedere a servizi della Pubblica Amministrazione con i dati
di un'altra persona. Con la versione elettronica si hanno
dei livelli di sicurezza assoluti".
All'interno della Card, come noto, si trovano i dati
anagrafici dell'individuo corredati di stato di residenza,
cittadinanza, di una fotografia, del codice che identifica
la Card nonché del codice fiscale più il codice del Comune
che ha rilasciato la Card, con tutti i dati di rilascio. In
più sono inseriti la firma della persona (o di chi ne ha la
potestà e tutela, in caso di minorenni o disabili) nonché
le impronte digitali.
"La nuova carta - ha dichiarato Stanca al Viminale dove
si è svolta la presentazione - di fatto non può essere
alterata: oltre a quelli visibili sulla sua superficie, dati
anagrafici e biometrici sono riprodotti e sepolti
digitalmente anche nel microchip sul retro. Questo significa
avere la massima certezza sull'identità fisica del
proprietario. Inoltre, consente anche il riconoscimento
dell'utente, in questo caso del cittadino, quando accede ai
servizi della Pubblica Amministrazione in rete. Ad esempio,
anzichè andare fisicamente in un ufficio per pagare una
tassa, chiedere un'autorizzazione o richiedere un documento,
si potrà farlo da casa facendosi riconoscere in termini
elettronici con il nuovo documento di identità".
Le destinazioni d'uso di una Card di questo tipo -
realizzata con la collaborazione di cinque big dell'hi-tech
- evidentemente sono assai più ampie di quelle della Carta
di Identità tradizionale e il progetto prevede, per
esempio, che possa essere sfruttata anche per dare validità
giuridica ai documenti digitali. Questo è un elemento che
da solo può imprimere una svolta e un'accelerazione non
solo ai processi burocratici ma anche a quelli produttivi.
Ma si può naturalmente parlare anche di certificato
elettorale, tanto che alla diffusione della Card nei comuni
interessati dalla sperimentazione corrispondono anche le
prime esperienze di voto elettronico, tema al quale Stanca
è particolarmente legato.
Senza contare la possibilità di sfruttare la Card anche
come "tessera sanitaria". In quel caso è previsto
che il cittadino, qualora lo richieda o nel caso in cui le
informazioni trattate siano considerate
"sensibili", abbia pieno controllo su cosa, come e
se i dati stessi siano trattati.
La seconda fase prevede un sensibile ampliamento dei
soggetti coinvolti nel progetto. Nella prima fase, partita
il 20 novembre del 2000, sono state distribuite alcune
decine di migliaia di Card in 156 comuni, con la seconda
fase si prevede una diffusione di circa due milioni di Carte
elettroniche nel giro di 12 mesi presso 53 comuni che
nell'insieme hanno circa tre milioni di residenti. Il primo
gennaio 2003 partirà la terza fase e alla fine di
quell'anno si prevede una diffusione della Card presso 6 o 7
milioni di cittadini italiani "digitalizzati".
Cifre che confermano le precedenti previsioni di Stanca
secondo cui entro cinque anni dovrebbero essere distribuite
40 milioni di Card nonché attivati tutti i servizi che la
nuova "tessera" consente di far partire.
Sul piano "tecnico" la Card viene fisicamente
realizzata dall'Istituto poligrafico dello Stato ma è
rilasciata, esattamente come quella tradizionale, dal Comune
di residenza, in quei Comuni che partecipano alla
sperimentazione in corso. La sua durata è di cinque anni e
non è obbligatorio il suo rinnovo.
|
************************************************
| Italiani
popolo di spioni digitali? |
| Nel
nostro paese c'è il boom delle tecnologie di bonifica
anti-spia che molti acquisterebbero spesso e volentieri
usando internet. I dati di un fenomeno in evoluzione. Facile
procurarsi strumenti spia in rete |
|
Italiani spioni?
30/07/02
- News -
Milano - C'è la Miriam Tomponzi Analysis & Research
dietro uno studio che colloca gli italiani in cima alla
classifica dei popoli più interessati all'utilizzo di
tecnologie di spionaggio e di quelli che maggiormente fanno
uso di strumenti di bonifica anti-spia.
L'agenzia investigativa con base a
Milano sostiene che il 95 per cento dei propri intervistati
è interessato ad utilizzare sistemi che permettano di
sapere cosa fa il proprio partner quando si trova fuori
casa, per lavoro o con gli amici. In modo particolare
risultano interessate a questi sistemi, secondo l'agenzia,
il 78 per cento delle donne.
In Italia, spiega l'agenzia attiva proprio in questo genere
di business, sono anche molti coloro che ricorrerebbero a
tecnologie di sorveglianza elettronica per conoscere
strategie industriali (62 per cento nel mondo delle imprese)
e persino per mettersi nella condizione di ricattare
qualcuno (27 per cento)...
Dalla ricerca emerge come il mondo della televisione e più
in generale il comparto editoriale siano tra i più
"colpiti" da sistemi di intercettazione che non
risparmierebbero comunque nemmeno il mondo finanziario. E le
città dove più numerose allignano microspie e cimici sono
Milano, Torino, Roma e Treviso.
Ma come procurarsi sistemi spia oppure contromisure per
scovarli e metterli fuori combattimento? Il riferimento
preferito sarebbe Internet, dove in pochi minuti è
possibile effettuare acquisti di questo genere. E non è
difficile, come ha potuto constatare Punto Informatico, fare
qualche ricerca mirata e scovare molti siti dedicati a
questo particolarissimo tipo di e-commerce.
|
************************************************
| Contrappunti/
Come volevasi dimostrare |
| C'è
voluto un anno per disporre di una interpretazione formale
del senso della legge sull'editoria. Ora è finalmente
arrivata e ne è confermato lo spirito anti-libertario che
ha prodotto un'ampia protesta |
|
29/07/02
- Stand By -
Roma - Cosa si cela dietro le parole di Paolo Bonaiuti il
quale la settimana scorsa ha definito "aberrante
che ci si possa nascondere dietro l'anonimato di alcuni siti
per diffondere notizie che sui prodotti editoriali
tradizionali porterebbero a sicure sanzioni civili e
penali"?
Abbiamo dovuto attendere un anno
per avere una reale interpretazione circa lo spirito della
nuova legge sull'editoria. Una legge voluta dall'intero
schieramento parlamentare per esaudire le spinte lobbistiche
dell'Ordine dei Giornalisti ed il bisogno di finanziamenti
statali della grande editoria. Oggi dalle parole del
sottosegretario con delega all'editoria traspare finalmente
come tale legge sia stata tutto tranne che un provvedimento
di semplice incentivazione economica come in molti avevano
sostenuto.
I 50 miliardi di vecchie lire promessi in questi giorni dal
governo per i new media sono del resto poca cosa per un
ambiente, quello editoriale, che chiede da sempre
sovvenzioni per ogni tipo di crisi (da quella della carta a
quella della pubblicità a quella del numero dei lettori) e
sono ancor meno per un sistema politico che, tanto per
citare numeri di dominio pubblico, nel 2000 ha finanziato
nove cosiddetti giornali di partito per circa 44 miliardi,
consentendo la sopravvivenza degli organi di stampa di
importanti movimenti politici come "Convenzione per la
giustizia" che stampa "Il Foglio" o del
"Movimento unito pensionati vivi" (giuro, si
chiama così) che produce "Il Giornale d'Italia".
Le aberrazioni di cui parla Bonaiuti e la sua concezione
dell'anonimato sono poi preoccupanti per almeno un paio di
motivi: perchè Bonaiuti, nonostante tutto, è un
giornalista e dovrebbe sapere che spesso, specie oggi nella
vorticosa accelerazione della comunicazione elettronica,
l'anonimato può essere un valore e non necessariamente una
iattura e perchè tali prese di posizione sono l'espressione
di un punto di vista trasversale che accomuna i firmatari
della legge 62/2001 promulgata nella precedente legislatura
dall' Ulivo ed il nuovo esecutivo di centrodestra, in una
identità di vedute che - senza voler essere eccessivamente
maligni - abbiamo di recente trovato solo nella
plebiscitaria e rapida approvazione della nuova legge sul
finanziamento ai partiti.
Sono due esempi concreti del potere che tutela se stesso,
aumentando la distanza che separa le istituzioni dal mondo
reale: lo stesso pericoloso cortocircuito che ormai in
Italia contrappone chi in nome della corretta informazione
(quella per intenderci sovvenzionata più dallo Stato che
dai lettori e condizionata più dagli investimenti
pubblicitari che dal livello dei contenuti che propone)
tenta in ogni maniera di limitare la libera circolazione
della informazione: specie in tempi in cui tale rapida
circolarità ha trovato in Internet un media efficacissimo.
Se le cose stanno così tutto il resto è un inutile
corollario e passa perfino la voglia di ricordare le
patetiche giustificazioni degli estensori del progetto di
riforma sulla legge dell'editoria, i diessini Giulietti e
Chiti, che nei giorni successivi all'approvazione si
affannavano a tacitare le proteste che arrivavano inattese
dalla rete Internet con interpretazioni riduttive del
provvedimento, oggi definitivamente smentite dal
sottosegretario Bonaiuti.
Difficile non leggere le ultime utili specificazioni di
Bonaiuti per quello che sono: un aiuto evidente non tanto
economico quanto piuttosto fortemente ideologico al
controllo dell'informazione, sia che ciò avvenga attraverso
un accesso limitato alla professione giornalistica (inutile
ricordare che un Ordine dei Giornalisti così esiste solo in
Italia) sia che tale scopo sia raggiunto per tutti gli altri
"non giornalisti" attraverso trappole burocratiche
di varia natura per quanti vorranno continuare ad usare il
web per comunicare: l'iscrizione in registri comunali
inesistenti, il pagamento di tasse di presenza in vita di
siti web a contenuto editoriale o l'individuazione di
direttori responsabili, stampatori e contributori perfino
per banali siti web amatoriali di collezionisti di
conchiglie. Anche in questo caso siamo di fronte ad una
voglia di regolamentazione che non trova riscontro in altre
nazioni europee esclusa forse la Spagna e la Turchia.
I 54.311 firmatari della petizione di PI - ora con il senno
di poi lo si può affermare tranquillamente - avevano visto
giusto: non di una banale legge di accesso alle sovvenzioni
statali per i nuovi media si trattava ma di un provvedimento
legislativo con evidenti contenuti di controllo e indirizzo.
L'unica illusione rimasta viva per qualche tempo, che tale
brutta legge fosse un infortunio semantico del legislatore e
potesse essere emendata o interpretata, è stata di breve
durata. Già il muro di gomma che la petizione consegnata al
Governo da Punto Informatico ha fin da subito incontrato, al
Ministero delle Comunicazioni, presso esponenti della
Commissione Cultura e persino presso gli uffici del
Presidente della Camera Casini, doveva far capire che tipo
di provvedimento granitico si stava tentando di intaccare.
E così ecco il Palazzo da una parte e gli utenti della rete
internet dall'altra, in una incomunicabilità ormai assoluta
che nemmeno l'alternanza di governo sembra in grado di
interrompere. Altro che governo delle 3 "I"! Viene
invece in mente una vecchia bellissima vignetta di Altan
nella quale il pilota di un vecchio aereo scalcagnato sta
volando in mezzo alle nuvole e dice più o meno: "Non
so dove sto andando, purtroppo però so pilotare".
Ecco, oggi saper governare in Italia sembra diventato
proprio questo: un esercizio privato nelle mani di pochi -
proprio come saper impugnare una cloche - del tutto
scollegato dai problemi reali, dalle esigenze di libertà,
dagli interessi dei più. In questo panorama deprimente si
sta apparecchiando un piccolo banchetto per i soliti noti
del mondo editoriale sbarcati sul web (e per tale coraggiosa
scelta opportunamente sovvenzionati) mentre per tutti gli
altri, per gli utenti della rete Internet che curano un sito
web più o meno informativo, per quel sempre maggior numero
di persone che scelgono l'informazione piuttosto che essere
da essa scelti, la vita sarà forse un po' più complicata e
pericolosa
|
************************************************
| Aexis
e la scomparsa degli operatori |
| Un
contrasto con Telecom Italia spinge il provider fuori dal
mercato insieme ai suoi clienti. Dopo i casi Village e Qtel
gli utenti chiedono un intervento dall'alto, che tuteli le
aziende ma anche i loro diritti |
|
26/07/02
- Telefonia & C. -
Roma - Le sue tariffe e i suoi servizi sono ancora
pubblicizzati dai siti dedicati, ma Aexis Telecom è al
momento non operativa, in quanto si è spezzato il cordone
ombelicale con Telecom Italia, dal quale dipendeva la
capacità dell'operatore di offrire servizi ai propri
clienti.
E sono molte decine le lettere che
in questi giorni stanno arrivando a Punto Informatico da
clienti dell'azienda, che si sentono vittime di un abuso
senza poter individuare neppure un "vero"
responsabile. E sono ancora più numerose le segnalazioni
giunte su Usenet riguardo quella che gli utenti chiamano
"la scomparsa di Aexis".
In realtà Aexis è solo l'ultimo di una serie di operatori
che sono di fatto usciti dal mercato per contrasti con
Telecom Italia. Se a suo tempo i contrasti con Telecom
misero fuori gioco Galactica, molto più clamoroso è il
recente caso di Village. E fa notizia anche quello di Qtel.
"Scomparse" che ora molti utenti chiedono siano
oggetto di accurate indagini da parte dell'Autorità TLC,
per verificare esattamente quanto accaduto e soprattutto per
impedire che si ripercuota sempre più spesso sugli utenti
una situazione che sembra discendere dall'assetto
monopolizzato del mercato TLC italiano.
Su uno dei suoi siti istituzionali, aexis.net ha ora
pubblicato una nota che sintetizza quanto accaduto, una nota
che non solo testimonia i seri problemi con Telecom Italia
ma anche conferma le più gravi preoccupazioni degli utenti.
"L'Azienda Aexis Telecom S.p.A. - si legge nella nota -
ha dovuto affrontare numerosi problemi e tra questi uno dei
più importanti è stato il contrasto con la Telecom Italia.
Le problematiche, anche di carattere tecnico sui circuiti di
interconnessione, hanno costretto la Aexis ad intraprendere
una linea a tutela della propria immagine e professionalità
che ha comportato una rottura definitiva dei rapporti tra le
due aziende con conseguente interruzione da parte della
Telecom Italia, di tutti i servizi e di tutte le
linee".
Nella nota Aexis sottolinea di non trovarsi in alcuna sorta
di "fallimento" ma che deve solo superare gli
attuali contrasti con l'operatore dominante. E incalza:
"Poichè abbiamo avuto notizia che alcuni operatori
della Telecom Italia ed altri soggetti denigratori hanno
comunicato ai nostri clienti un presunto "stato di
fallimento" della Aexis (in realtà inesistente), Vi
preghiamo di volerci comunicare a mezzo fax al numero
06-68210552 casi del genere onde consentirci le
contestazioni ed eccezioni del caso ed impedire gli oscuri
disegni, le cui finalità non sono però così oscure, di
quanti stanno attuando tale illecito comportamento".
In tutto questo i clienti Aexis rimangono con in mano dei
contratti di servizio dei quali è difficile oggi calcolare
un valore.
Nel complesso si tratta di una situazione grave che
difficilmente potrà non attirare le immediate attenzioni
degli organismi regolamentari.
|
Informazioni estrapolate dal sito www.punto-informatico.it
|